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    ASTENIA: SINTOMI, CAUSE, DIAGNOSI, RIMEDI


    L’astenia è una condizione di profonda debolezza fisica e mentale, caratterizzata da una mancanza di energia che persiste anche dopo il riposo. A differenza della normale stanchezza, che migliora dormendo, l’astenia è un sintomo di disturbi fisici o psicologici, come anemie, infezioni, patologie tiroidee o ansia.

    SINTOMI
    I sintomi dell’astenia possono variare da persona a persona, ma i più comuni includono:
    • stanchezza persistente, non alleviata dal riposo o dal sonno.
    • debolezza muscolare e ridotta resistenza fisica.
    • difficoltà di concentrazione e calo dell’attenzione.
    • disturbi del sonno, come insonnia o sonno non ristoratore.
    • umore depresso, irritabilità o mancanza di motivazione.
    • cefalea e vertigini, in alcuni casi.
    • riduzione dell’appetito o sensazione generale di malessere.

    CAUSE E DIAGNOSI
    Le cause principali includono fattori psicologici (stress prolungato, ansia, depressione) e patologie fisiche (anemia, ipotiroidismo, diabete, infezioni, o disturbi del sonno). Può anche derivare da carenze nutrizionali (carenza di vitamine, ferro o sali minerali) o effetti collaterali di farmaci. Per identificarne l’origine, i parametri ematici maggiormente raccomandati comprendono:
    • Emocromo completo: permette di valutare la presenza di anemia o altre anomalie ematologiche.
    • Glicemia: misura i livelli di zucchero nel sangue per escludere la presenza di diabete o ipoglicemia.
    • Funzionalità epatica (AST, ALT, GGT, bilirubina) e renale (creatinina, azotemia): per valutare lo stato di salute di fegato e di reni, che svolgono funzioni essenziali di detossificazione e regolazione metabolica. Quando non funzionano correttamente, la stanchezza è spesso uno dei primi segnali.
    • Profilo tiroideo (TSH, FT3, FT4): valuta la funzionalità della tiroide per escludere ipotiroidismo, una causa molto comune di stanchezza cronica.
    • Elettroliti (sodio, potassio, cloro, calcio, magnesio): per individuare eventuali squilibri elettrolitici, che possono determinare debolezza muscolare, crampi, confusione e affaticamento.
    • Vitamine (Vitamina D, Vitamina B12 e Acido Folico): bassi livelli di vitamina D sono spesso correlati a stanchezza e debolezza muscolare, vitamina B12 e acido folico sono essenziali per la produzione di globuli rossi e il metabolismo energetico
    • Esami per infiammazione (VES, PCR): indici di infiammazione nel corpo.
    • Assetto marziale (Sideremia, Ferritina, Transferrina): misura i livelli di ferro e la sua riserva nell’organismo, fondamentali per escludere l’anemia sideropenica che si manifesta con stanchezza cronica, pallore, capogiri e fragilità di unghie e capelli.

    RIMEDI
    Il trattamento dell’astenia mira alla risoluzione della patologia che ne è all’origine. Alcuni approcci comuni includono:
    • modifiche dello stile di vita, come una dieta equilibrata (se necessario e prescritto, utilizzare integratori di vitamine o sali minerali), ritmi sonno-veglia e esercizio fisico regolari.
    • trattamento delle condizioni mediche sottostanti.
    • supporto psicologico o terapia cognitivo-comportamentale per problemi psicologici.

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    INSULINO-RESISTENZA: SINTOMI, CAUSE, DIAGNOSI, TRATTAMENTO


    L’insulino-resistenza è una condizione in cui le cellule dell’organismo riducono la propria sensibilità all’insulina, l’ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue. Di conseguenza, il glucosio non entra efficacemente nei tessuti, costringendo il pancreas a produrre quantità maggiori di questo ormone, portando a lungo termine a prediabete o diabete di tipo 2, aumento di peso (soprattutto addominale) e infiammazione cronica.

    SINTOMI
    L’insulino-resistenza può rimanere asintomatica per anni, con sintomi che possono essere sfumati o confusi con altri disturbi comuni. Tuttavia, esistono alcuni segnali che possono far sospettare la presenza di questa condizione, tra cui:
    ● aumento di peso, soprattutto a livello addominale;
    ● stanchezza cronica e sonnolenza dopo i pasti;
    ● difficoltà di concentrazione e sensazione di “mente annebbiata”;
    ● fame costante, con desiderio di zuccheri o carboidrati;
    ● macchie scure sulla pelle (acanthosis nigricans), specialmente su collo, ascelle e gomiti;
    ● irregolarità mestruali e acne, soprattutto nelle donne con la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS);
    ● difficoltà a perdere peso nonostante dieta e attività fisica.

    CAUSE E CONDIZIONI ASSOCIATE
    L’insulino-resistenza può essere causata da fattori ormonali: è possibile, ad esempio, un difetto qualitativo nella produzione di insulina, così come un’eccessiva sintesi di ormoni con effetti contro-insulari (adrenalina, cortisolo, glucagone) e, in alcuni casi, l’ormone della crescita (GH); anche terapie esogene (es. cortisone, GH) possono contribuire.
    Possono esistere, inoltre, cause genetiche provocate da mutazioni del recettore insulinico, ma spesso le cause non sono chiaramente determinabili.
    Oltre alla componente ereditaria, l’insulino-resistenza si associa frequentemente a obesità addominale, ipertensione, steatosi epatica, sindrome metabolica, aterosclerosi, dislipidemie, PCOS, iperandrogenismo e gravidanza.

    DIAGNOSI
    I parametri principali per la diagnosi di insulino-resistenza comprendono:
    ● Glicemia e Insulinemia a digiuno: misura i livelli di glucosio e insulina nel sangue dopo almeno 8 ore di digiuno;
    ● Indice HOMA-IR (Homeostatic Model Assessment for Insulin Resistance): è il calcolo principale. Si ottiene moltiplicando il valore della glicemia a digiuno per quello dell’insulina a digiuno, dividendo poi il risultato per un fattore costante. Un valore superiore a 2,5 o 3 è solitamente indicativo di insulino-resistenza;
    ● Curva da carico di glucosio (OGTT / Curva glicemica e insulinemica): misura come il corpo gestisce il picco di glucosio nel tempo. Prevede un prelievo a digiuno, l’assunzione di una soluzione zuccherina e successivi prelievi a intervalli regolari (es. ogni 30 minuti) per 2 o 3 ore;
    ● Emoglobina glicata (HbA1c): misura la quantità di glucosio legata all’emoglobina e rileva la media dei livelli di glucosio negli ultimi tre mesi. Aiuta a valutare se l’insulino-resistenza ha già alterato i livelli medi di glucosio nel sangue.

    TRATTAMENTO
    Il trattamento più efficace è basato su attività fisica regolare, dimagrimento e dieta con moderazione calorica e alimenti a basso indice glicemico.
    Possono essere utili strategie che rallentano l’assorbimento intestinale degli zuccheri (acarbosio, fibre come glucomannano e psillio).
    Alcuni farmaci come la metformina si sono dimostrati efficaci; tuttavia è molto importante intervenire prima di tutto sulla dieta e sul livello di attività fisica, ricorrendo alla terapia farmacologica solo quando le modifiche dello stile di vita non sono sufficienti.

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    CHECK-UP GASTROINTESTINALE PER LA SALUTE DELL’APPARATO DIGERENTE


    Il check-up gastrointestinale consiste in un insieme di esami, solitamente non invasivo eseguito su campioni di feci e urine (non richiede prelievo ematico), finalizzato a valutare lo stato di salute dell’apparato digerente. Generalmente comprende:
    • Sangue occulto nelle feci: per la prevenzione e diagnosi precoce del tumore del colon-retto;
    • Calprotectina fecale: indica il grado di infiammazione intestinale, utile per la diagnosi di malattie infiammatorie croniche intestinali;
    • Esame chimico-fisico, microscopico e parassitologico feci: valuta assorbimento, motilità, digestione e presenza parassiti;
    • Disbiosi test (urine): per alterazioni della flora batterica;
    • Zonulina fecale: misura la permeabilità della mucosa intestinale;
    • Elastasi pancreatica: valuta la funzionalità del pancreas;
    • Ricerca Helicobacter Pylori (feci): per infiammazioni gastriche.

    È indicato per soggetti che presentano sintomi persistenti o ricorrenti che interessano l’apparato digerente, quali dolori addominali, bruciore di stomaco, reflusso, gonfiore addominale, difficoltà digestive, nausea o alterazioni dell’alvo (stitichezza o diarrea). Può essere effettuato anche a scopo preventivo, soprattutto per le persone che presentano fattori di rischio o conducono uno stile di vita che può influenzare la salute dell’apparato digerente, ad esempio in caso di: familiarità per malattie intestinali, età avanzata, alimentazione irregolare o poco equilibrata, sedentarietà, stress prolungato, consumo frequente di alcol o farmaci gastrolesivi.

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    TEST PER LA VALUTAZIONE DELLA FERTILITÀ MASCHILE


    Il test principale per valutare lo stato della fertilità maschile è lo spermiogramma (analisi del liquido seminale) che valuta volume, pH, concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi. Altri parametri da considerare sono la presenza di leucociti (possibile indice di infezione) e le agglutinazioni specifiche e aspecifiche che possono indicare la presenza di anticorpi anti-spermatozoi (ASA), cellule prostatiche ed epiteliali che possono essere indice di infiammazione degli organi interessati dalla produzione di spermatozoi. Sullo stesso campione può essere anche eseguita la spermiocoltura per accertare l’eventuale presenza di infezioni responsabili, per esempio, di prostatite o uretrite che possono essere tra le cause di infertilità.

    Il test di capacitazione consente di valutare la capacità fecondante degli spermatozoi ed è di aiuto nella scelta del tipo di tecnica da utilizzare in un ciclo di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

    In caso di ridotta (oligozoospermia) o assente (azoospermia) produzione di spermatozoi, sono particolarmente rilevanti il dosaggio delle gonadotropine (FSH, LH) e di altri ormoni (testosterone, prolattina, TSH, estradiolo, inibina B, globulina legante gli ormoni sessuali, testosterone libero) nella diagnosi dell’infertilità maschile. Tali dosaggi sono indicativi anche per valutare la presenza di ipogonadismo primario ipergonadotropo (danno alla gonade) o secondario ipogonadotropo (problema ipotalamo-ipofisario).

    I principali test genetici e molecolari per la fertilità maschile prevedono: l’analisi del cariotipo (mappa cromosomica), che analizza il numero e la struttura dei cromosomi per individuare anomalie responsabili di gravi alterazioni nel liquido seminale; l’analisi delle microdelezioni del cromosoma Y, spesso causa di azoospermia o oligozoospermia; il test della fibrosi cistica (mutazioni gene CFTR), fondamentale in caso di assenza congenita dei dotti deferenti (CAVD); il test di frammentazione del DNA spermatico, che analizza l’integrità del DNA all’interno dello spermatozoo. Elevati livelli di frammentazione sono legati a fallimenti nella fecondazione assistita e aborti ricorrenti; pannelli genetici avanzati, che analizzano centinaia di geni coinvolti nella spermatogenesi per individuare cause specifiche di infertilità; la FISH su spermatozoi, per rilevare aneuploidie (numero errato di cromosomi) negli spermatozoi.

    Successivamente vi sono indagini strumentali specifiche, come l’ecocolordoppler scrotale/testicolare, essenziale per diagnosticare il varicocele, tumori, cisti o anomalie strutturali dei testicoli, e l’ecografia trans-rettale, utilizzata per esaminare la prostata e le vescichette seminali, identificando eventuali ostruzioni che impediscono il passaggio degli spermatozoi.