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    L’ASSE IPOTALAMO-IPOFISI-SURRENE: ORMONI CRH-ACTH-CORTISOLO


    L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) è il principale sistema neuroendocrino di risposta allo stress. L’ipotalamo rilascia l’ormone di rilascio della corticotropina (CRH), stimolando l’ipofisi anteriore a secernere l’ormone adrenocorticotropo (ACTH) nel circolo sanguigno. L’ACTH a sua volta attiva la corteccia surrenale, stimolando la sintesi e il rilascio di glucocorticoidi, principalmente cortisolo. Il cortisolo prodotto inibisce, attraverso un meccanismo di feedback negativo, la secrezione di CRH dall’ipotalamo e di ACTH dall’ipofisi, ed è fondamentale per la risposta allo stress, regolando il metabolismo di carboidrati, lipidi e proteine, la pressione arteriosa, il sistema immunitario e il ritmo sonno-veglia.
    Disfunzioni dell’asse HPA sono implicate in condizioni patologiche, tra cui la sindrome di Cushing, in disturbi psichiatrici come depressione maggiore, stanchezza cronica (CFS), disturbi d’ansia, dell’umore, del sonno, attacchi di panico, obesità viscerale, insulino-resistenza, alterazioni della temperatura corporea, ipertensione.

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    IL SISTEMA RENINA-ANGIOTENSINA-ALDOSTERONE


    Il sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS) è un meccanismo ormonale cruciale per la regolazione a lungo termine della pressione arteriosa, del volume plasmatico e dell’equilibrio idrosalino. Attivato dai reni in risposta a bassa pressione (ipotensione), ridotto volume sanguigno o carenza di sodio, il sistema porta alla produzione di angiotensina II (vasocostrittore) e aldosterone (ritenzione di acqua/sodio), innalzando la pressione. Quando il flusso sanguigno renale diminuisce, le cellule iuxtaglomerulari del rene rilasciano l’enzima renina, che converte l’angiotensinogeno (prodotto dal fegato) in angiotensina I, che viene poi trasformata in angiotensina II dall’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE), principalmente nei polmoni. L’angiotensina II potenzia la vasocostrizione arteriolare, aumentando la resistenza periferica e la pressione sanguigna, stimola la corteccia surrenale a secernere aldosterone e stimola il senso di sete e la produzione di ormone antidiuretico (ADH). L’aldosterone agisce sui reni promuovendo il riassorbimento di sodio (𝑁𝑎+) e acqua, ed escrezione di potassio (𝐾+).
    Il dosaggio di renina e aldosterone si esegue in ortostatismo (posizione eretta) e in clinostatismo (posizione supina) per valutare la risposta del sistema renina-angiotensina-aldosterone al cambio di postura. I livelli solitamente aumentano in ortostatismo per la riduzione del volume plasmatico, mentre diminuiscono in clinostatismo.

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    TEST DI COOMBS: DIRETTO ED INDIRETTO


    Il test di Coombs (o test dell’antiglobulina) è un esame del sangue che rileva anticorpi che attaccano i globuli rossi, causando anemie emolitiche, o valuta la compatibilità sanguigna. Si divide in:

    Test di Coombs Diretto (TCD): rileva anticorpi già adesi alla superficie dei globuli rossi, utilizzato per diagnosticare malattie quali: mononucleosi infettiva, lupus eritematoso sistemico (LES), artrite reumatoide, sclerodermia, tubercolosi, malattia emolitica del neonato (MEN), alcuni tipi di tumore, nei casi di un’anemia da trasfusione, di sospetta anemia emolitica farmaco-indotta (ad esempio dopo l’assunzione di alcuni antibiotici) o di un’anemia di origine sconosciuta. Un risultato positivo del test indica la presenza di anticorpi legati ai globuli rossi, condizione che può provocarne la distruzione;

    Test di Coombs Indiretto (TCI): rileva anticorpi anti-Rh circolanti nel plasma diretti contro i globuli rossi, utilizzato nelle trasfusioni per testare la compatibilità tra donatore e ricevente, o in gravidanza per verificare l’incompatibilità Rh tra madre (Rh negativa) e feto (Rh positivo). Viene solitamente prescritto entro il primo trimestre di gravidanza e ripetuto intorno alla 28ma settimana. Un risultato positivo indica la presenza di anticorpi circolanti che potrebbero attaccare i globuli rossi, richiedendo ulteriori indagini per identificarne la causa (infezioni, farmaci, malattie autoimmuni, reazioni trasfusionali o incompatibilità tra il gruppo sanguigno della madre e quello del feto).

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    ELETTROFORESI DELLE PROTEINE E IMMUNOFISSAZIONE


    L’elettroforesi delle proteine viene tipicamente eseguita su un campione di sangue, urine (raccolte di primo mattino oppure nelle 24 ore) o, in determinate circostanze, sul liquido cefalorachidiano (CSF). È un metodo che consente di separare le proteine sulla base della loro massa e carica elettrica.
    Le due principali classi di proteine sono:
    • l’albumina, prodotta dal fegato, che rappresenta circa il 60% delle proteine nel sangue; 
    • le globuline, un gruppo eterogeneo di proteine, sintetizzate in gran parte dal fegato e dai tessuti linfatici.

    Le proteine, separate mediante elettroforesi, formano un modello caratteristico di “bande di migrazione” di diversa ampiezza e intensità, che si divide in cinque frazioni: albumina, alfa 1, alfa 2, beta e gamma. In alcuni casi, la frazione beta si divide ulteriormente in beta 1 e beta 2.
    Le patologie e le condizioni associate all’alterata produzione o perdita delle proteine causano variazioni nel modello delle bande. Quando viene rilevata la presenza di una proteina anomala (banda o picco), occorre effettuare ulteriori test per identificarne il tipo (immunotipizzazione). L’immunofissazione (o immunoelettroforesi) e l’immunosottrazione possono essere utilizzate per identificare le bande anomale rilevate sull’elettroforesi proteica, tipicamente nella regione gamma, al fine di determinare se un tipo di anticorpo (immunoglobulina) viene prodotto in modo anomalo (ad esempio IgG, IgA, IgM). Sono test diagnostici chiave per rilevare la presenza di componenti monoclonali, utilizzati per diagnosticare e monitorare patologie come mieloma multiplo, macroglobulinemia di Waldenström, gammopatia monoclonale di significato incerto (MGUS), amiloidosi, malattie renali.