ENZIMI CARDIACI

Gli enzimi cardiaci (o più correttamente biomarcatori di danno miocardico) sono proteine e molecole che si trovano all’interno delle cellule del muscolo cardiaco e che vengono rilasciate nel circolo sanguigno quando il cuore subisce uno stress o un danno (come un infarto miocardico). Valori alti non indicano sempre e solo un infarto: un innalzamento dei marcatori (soprattutto della troponina) può verificarsi anche a causa di miocarditi, embolia polmonare, insufficienza renale grave, sepsi o sforzi fisici estremi.
I principali biomarcatori
• Troponina: rappresenta il “gold standard” diagnostico per l’infarto miocardico grazie alla sua elevata specificità e sensibilità (specie nella versione ad alta sensibilità). Inizia ad aumentare nel sangue dopo 2-4 ore dal danno, raggiunge un picco tra le 12 e le 48 ore e può rimanere elevata per 5-14 giorni.
• CPK o CK o Creatinfosfochinasi: enzima tipico delle cellule muscolari e cardiache, oltre che del cervello. Se ne conoscono 3 forme (o isoenzimi): CK-MM (muscoli scheletrici e cardiaco); CK-MB (cuore e, meno, muscoli); CK-BB (cervello). Il suo dosaggio risulta tipicamente utile per diagnosticare malattie dei muscoli o cardiache (infarto, ischemie, traumi, scompenso cardiaco, miocarditi, embolia polmonare, malattie muscolari, distrofie muscolari ecc.). Di particolare utilità per la diagnosi delle malattie coronariche, comparendo tra le prime 4-8 ore, raggiungendo il picco tra le 16 e le 36 ore e normalizzandosi tra i 3 ed i 6 giorni.
• CK-MB (Creatinfosfochinasi isoenzima MB): è la frazione della CPK specifica per il muscolo cardiaco. Aumenta dopo circa 3-6 ore, raggiunge il picco a 12-24 ore e torna alla normalità in 2-3 giorni. Viene usata soprattutto per individuare un eventuale reinfarto precoce.
• Mioglobina: una proteina muscolare che si eleva molto precocemente (già dopo 1-2 ore), ma è poco specifica perché aumenta anche in caso di traumi o danni ai muscoli scheletrici.